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Carmine Crocco - Andrea Gandini

Maggio 2019 - Stigliano (MT), Basilicata, Italia

Da rifiuto a risorsa nel pieno rispetto della natura.


Felici di presentare la prima scultura dedicata al generale dei briganti: Crocco.


Come si legge nella autobiografia di Carmine Donatelli Crocco, nel capitolo V:

“Avevo avuto, l'invito di occupare il palazzo dal principe Colonna..
Quella notte non potei chiudere occhio, passeggiai, pensai, ripensai, ma la mia coscienza mi rimordeva... 
Rimasto solo nel mio palazzo principesco incominciai a percorrere le splendide sale fermandomi nella galleria cosidetta dei quadri. Osservando qua e là attrasse la mia attenzione uno splendido quadro rappresentante il principio di una battaglia.
Gli arcieri scaramucciavano, i frombolieri lanciavano sassi, i pedoni con lancia e picca in resta e i cavalieri a lancia calata erano pronti al cimento.
Fra tutti spiccava la figura nobile di un cavaliere, ritratto a dimensioni più grandi degli altri che combattevano...
Non so con quanta realtà, ma sta di fatto che m'immaginai dovesse quel cavaliere rappresentare qualche per- sona della famiglia Colonna di Stigliano, onde rivolsi a lui la parola, come se parlassi ad essere animato, e così dissi:
«Signore, il tuo portamento mi dice che abituato all'arte della guerra sei valoroso e non paventi la morte. Saresti a caso più valoroso di me? Scommetto che se ieri eri in Stigliano saresti fuggito come tutti gli altri, non ostante l'enorme spadone che tieni nella destra. Vuoi tu essere più valoroso del capitano Pellizza che morì gridando «Viva il Re»? Ebbene vuoi sapere chi fece cadere quell'eroe? un ragazzo di sedici anni che approfittando della sua sveltezza, scivolando di cespuglio in cespuglio cauto ed inosservato giunse a trenta metri da lui, e gli piantò nel cuore una palla di mezz'oncia.
«I tuoi virtuosi antenati, al par di te cavalieri, combattendo t'hanno trasmesso in eredità la virtù di saper condurre gli uomini al macello, e tu ora coltivi quelle virtù; sei principe, gran signore, ti hanno dipinto su questa tela per memorare la tua schiatta, che vuoi di più?

«Ma per me povero figlio della miseria, chi sarà quel pittore che dipingerà la mia entrata in Stigliano? Nessuno, e chi vuoi che abbia cura di un ladrone plebeo? Oh allora sarebbe bella e finita!»


Andrea Gandini si racconta:


“Sono nato a Teramo, Abruzzo nel 1997 e vivo e lavoro a Roma da sempre. Ho portato avanti il mio lavoro nelle strade italiane e principalmente a Roma. Da quando ho iniziato la mia attività creativa vado in giro per l’Italia realizzando lavori su commissione.


Con le mie sculture cerco di ridare dignità ad uno scarto, in qualche modo intagliando un volto o un busto in un tronco gli regalo un identità umana. Il mio intervento diventa una lapide eretta in onore di quello che un tempo era un albero e quindi una forma di vita.


Quando lavoro in strada non chiedo mai autorizzazioni per due motivi: il primo è che ci vorrebbe troppo tempo, il secondo motivo è che se chiedessi i permessi non avrei la stessa libertà espressiva che ho non facendolo.


Durante le mie sessioni di scultura in strada molte delle persone che mi incrociano mi vedono per la prima volta e provano un misto di timore e meraviglia. Immaginate di tornare a casa dopo otto ore di lavoro e vedete una persona seduta a terra che martella un pezzo di legno, solo vincendo la paura e avvicinandovi noterete che c’è un volto sul tronco. L’aspetto performativo è una parte molto importante di quello che faccio anche perchè quando non sono accucciato a lavorare sul tronco è facile non notarlo visto che le sculture sono alte mediamente 70 cm.


In giro per Roma ci sono circa 54 sculture, aspettano solo di essere trovate.”


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